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    June 12

    ~ mille violini suonati dal vento, l'ultimo abbraccio mia amata bambina, nel tenue ricordo di una pioggia d'argento, il senso spietato di un non ritorno .

     

    Stavolta tocca a me..

    Tocca a me dire ciao ad un pezzo della mia vita, tocca a me versare qualche lacrima, rimpiangere attimi non vissuti, ricordare ciò che di bello e di meno bello mi ha accompagnato in questi cinque anni.

    E sembra trascorsa una vita intera, lì, tra i banchi di scuola, colorati, sporchi, odiati, amati, traballanti, verdi di un verde che mai ho sopportato. E proprio lì, tra quei banchi di scuola verdi di un verde che mai ho sopportato, ho versato lacrime, ho sorriso di cuore, mi sono addormentata, ho chiacchierato, ho amato ed odiato, ho sopportato, ho gioito, ho fatto finta di niente, ho conosciuto persone nuove, e alcune di loro ancora fanno parte della mia vita, altre, le ho perse lungo il cammino. Ma le cose vanno come vanno, e a volte mi pare proprio che noi non possiamo farci nulla.

    Odio questo mio abbandonarmi alla fatalità, ma credo che sia la via più semplice per non dare troppe spiegazioni. Perché ora proprio non ho voglia di arrovellarmi il cervello in tutti quei se e quei ma che, ogni volta che tento di fare un resoconto delle mie esperienze, mi inondano. Ma non voglio affogarci. Non voglio perché una vita non si costruisce sui se e sui ma. Non voglio perché tutto ciò che è stato mi è servito, in qualche modo. Perché lì, dietro quel cancello, ho conosciuto una Martina di cui vado fiera, una Me che non immaginavo, che finalmente, però, è qui. Una Me che non ha più paura di affrontare la sua vita, una Martina che può sorridere guardandosi allo specchio. Una donna, anche, con le radici più solide, e i petali in germoglio.

    E comunque vadano le cose, sono certa che tutto questo mi mancherà, perché cinque anni non possono esaurirsi in quattro secondi di campanella, soffocare tra le urla di chi quella campanella la aspetta da mesi e mesi; cinque anni non possono consumarsi come un uovo lanciato per festeggiare, non possono essere lavati via come fossero stati niente. Niente, non esiste: due piani di scale, almeno, ogni giorno, con i libri sulle spalle: Seneca che ti ricorda che il tempo passa in fretta, Platone che ti aiuta a sperare in una comunità perfetta, Gandhi che ti convince che gli ideali giusti vincono sempre, gli orrori della guerra che vuoi dimenticare: tutto in una borsa, consumata come consumate sono le scarpe che ti hanno accompagnato su quelle scale, ogni giorno, e poi di corsa a prendere quell’autobus che non passa mai, e poi a casa, ancora sui libri, tra un bacio rubato, un amore mancato, e uno già fiorito, uno sguardo perso, una matita stemperata, un si alla vita; tra nuove esperienze, una prima volta, e poi anche un seconda, tra il fumo delle tue sigarette e i colori dei tuoi evidenziatori . Esattamente tutto così, come una canzone imparata a memoria. Di quelle canzoni che però vorresti ascoltare per ore ed ore, in giornate come questa. Seleziono l’mp3 su repeat, e via. Permettetemelo, almeno oggi.

    Perché oggi mi va di non pensare a nulla, solo a me stessa, quella di ieri, e quella di adesso. Abbandono tutti i libri, per oggi, e anche la tesina che in realtà aspetta solo me. So che non c’è molto tempo, ma chissenefrega. Per un pomeriggio perso, nessuno ci ha mai rimesso la pelle. Per un pomeriggio posso fare a meno di tutti i Seneca, tutti i Platone, e chissà-quanti-altri, con cui non ho fatto altro che dialogare per cinque lunghi anni. Per un pomeriggio mi va di stare così, di perdere tempo qua e là, un’occhiata al cellulare, una al volume dello stereo, accorgersi che è tardi, che dovresti essere pronta già da un pezzo, e invece no, sei lì che vuoi scrivere, e scrivere, e scrivere ancora, così, per il semplice gusto di immortalare un attimo, uno solo, che però contiene milleottocentoventisei giorni. E sfogli i ricordi, senza fretta, tra il fumo di una sigaretta e la voce dei Led Zeppelin.

    Cinque anni. Li chiudi nello zaino, così li puoi portare sempre con te. Immancabili come le tue Marlboro light, come il tuo cellulare, e come le Vigorsol. Un piccolo posto lo trovi, nella tua borsa, per un pezzo della tua vita.

    Mp3 su repeat, e via.

     

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     ~ Rovistando tra i futuri più probabili, VOGLIO SOLO FUTURI INVEROSIMILI, e non avere mai le mani fredde, e non finire mai le sigarette ~

    Le Luci Della Centrale Elettrica


     

     

    Comments (2)

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    :)

    Non riesco a ricordare come mi separai dai miei cinque anni di liceo.
    Non mi torna il ricordo di niuna emozione alla memoria. Seppure mi sforzi.
    Ma ricordo la tristezza dei miei cinque anni di elementari chiusi e lasciati
    dopo una gita da qualche parte, forse proprio qui a roma;
    io che vivevo a napoli a quei tempi.

    Tienle per te queste emozioni, queste sensazioni: le pescherai di nuovo
    quando ne avrai bisogno. O saranno loro a far visita
    alla tua memoria quando vorranno... E dopo anni, anche, ti faranno sentire viva.
    Come il ricordo di una persona cara persa per la quale hai provato dolore; incredibile
    a dirlo a pensarlo: ma il ricordo di loro, della persona e delle emozioni, perse entrambe, ti
    faranno sentire piu'... come dire, piena
    In bocca al lupo martina

    Ops! Non mi sono preso nemmeno la briga di ricordarti chi sono e di dirti ''come stai?''

    ulixDaEoniVia
    June 27
    Love .wrote:
    Ciao^^! è passato davvero tanto tempo..troppo.. dall'ultima volta che ci siamo sentite:)!Cmq spesso vengo nel tuo mondo perchè è proprio il tuo che mi ha dato la voglia di aprire il mio!spero che il tuo futuro sia come lo desideri..un bacio raffaella*
    June 25

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