martina's profile~ Come indelebili emozio...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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November 28 ~ perchè la vita è un brivido che vola via
Questo è il tuo tempo, non lo lasciare: Un vento che passa e che non tornerà mai, corre veloce senza esitare, non guarda indietro il tempo che se ne va.
.Modena City Ramblers.
November 25 ~ io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare .
Dicono che c'è un tempo per seminare, e uno che hai voglia ad aspettare. Un tempo sognato che viene di notte, e un altro di giorno teso come un lino a sventolare.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio, guardare il passaggio del sole d'estate, e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate.
È tempo che sfugge, niente paura, che prima o poi ci riprende, perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
C'è un tempo bellissimo tutto sudato, una stagione ribelle, l'istante in cui scocca l'unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle. È un giorno che tutta la gente si tende la mano, è il medesimo istante per tutti che sarà benedetto, io credo, da molto lontano. È il tempo che è finalmente, o quando ci si capisce.
Ivano Fossati, C’è tempo
November 21 ogni volta che non c'è (proprio quando la stavo cercando) ~ ogni volta quando
Prendi un giorno, il più bello che possiedi, ha il colore che non dimenticherai mai..
Lascia il pianto dove il sole lo riscalderà nel momento in cui alla vita ti richiamerà..
Ciò che ho perso è solo a un passo da me, l’ho lasciato e lo riprendo.. ed è tutto quello che ti serve per cambiare e ricordare che stai bene..
November 17 .requiem.
La causa di Eluana Englaro è una macchina legale che cammina dal 1996. Fu allora che il neurologo C. A. Defanti su richiesta di Beppe Englaro stilò questa prognosi: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva"; la corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello, per sempre. Nel 1997 Beppe divenne tutore della figlia Eluana: chiedeva che fosse sospesa l’alimentazione della figlia fino al sopraggiungere della morte. Richiesta, questa, sempre respinta, seppur con deboli motivazioni; solo il 14 novembre c. a. la Cassazione ha stabilito di esaudire tale richiesta.
A prescindere dalle considerazioni personali di ognuno, si è verificato un fatto clamoroso: per la prima volta, in Italia, sono stati segnati dei paletti chiari dal punto di vista giuridico sul fronte dell’eutanasia. Ma bisogna anche considerare che essendo passati da una giurisprudenza creativa ad una legislativa si rischia l’esautorazione del Parlamento ad opera della Magistratura. Per questo pare che si stia cercando di stabilire se sia giusto o no decretare una legge che regolamenti l’eutanasia e stabilisca in quali casi vada eseguita - senza delegare caso per caso la decisione ad un Tribunale. Personalmente, ritengo che uno Stato che si rispetti non possa permettere che siano lasciati dei vuoti legislativi di tale portata. La posta in gioco, d’altra parte, è molto alta poiché dietro il caso di Eluana si cela la responsabilità di stabilire cosa è Vita e cosa è Morte. Più o meno ciò che avviene nel momento dell’aborto: per alcuni la vita ha inizio col concepimento, per altri la vita con la nascita. Ciò significa che mentre per molti l’aborto è un omicidio, per altri un caso di coscienza. Allo stesso modo, questa tesi si applica alla vicenda di Eluana, solo dal punto di vista della morte. Quindi la necessità di una legge è impellente. Eppure - mi chiedo - in questo modo non si corre il rischio di protocollare la vita umana e di renderla schiava di una legge? Infatti ciò che più si lamenta in questi giorni è proprio che a decidere della vita – o della morte – di questa ragazza beffata dalla sorte siano stati dei magistrati in un Paese che dispone dei suoi organi legislativi. Ma può essere questo cavillo burocratico a fare la differenza? Mi spiego: i parlamentari sono semplici uomini, anche se rappresentanti di un nostro voto di fiducia, e come tali passibili di errore; per di più sono uomini che hanno studiato diritto e che chiameremmo in questo caso a stabilire quando comincia a vita e quando finisce, senza che nemmeno la scienza sull’argomento sia ancora giunta a conclusioni certe. Tentare di far luce su una problematica così delicata è impresa a dir poco ardua: in fin dei conti nessuno ci autorizza a decidere della vita degli altri. S emplicemente bisognerebbe fermarsi a considerare con attenzione le reali motivazioni che hanno spinto un padre a volere la morte della figlia. Ecco, infatti, come vive oggi Eluana: i suoi occhi non vedono, eppure si aprono e si chiudono continuamente; le labbra tremano incessantemente; gli arti sono tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Inoltre il nutrimento è assicurato allo stomaco da una cannula passante per il naso; un clistere è impegnato a tener libero l’intestino mentre alcuni infermieri ogni giorno devono lavarla e lenire le piaghe che affliggono il suo corpo immobile da sedici anni. Così commenta Defanti che ha visitato Eluana alcuni anni fa: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto". Si dice che la perdita di un figlio sia il dolore più grande che un uomo possa provare, il destino più tragico che la vita possa riservare. Ma forse in questo caso di più tragico c’è la perdita di un figlio dilazionata nel tempo, in un tempo che pare eterno ed interminabile. Un tempo che non aiuta Eluana, ma anzi la abbandona ai tentativi di una medicina sempre più potente, ora nel bene, ora nel male. Nel male - credo io - in questo caso. Eluana Englaro è in uno stato vegetativo che in natura per l’uomo non esiste: siamo abituati a concepire l’uomo non solo come meccanismo biologico ma anche come entità filosofica. Se manca una delle due caratteristiche allora credo che venga a mancare il principio basilare dell’essere umano che ci distingue da tutte le altre bestie. Eluana, oggi, non è più uomo: ha perso la sua coscienza, il suo contatto con se stessa e con il mondo. Eluana Englaro non c’è più, anche se i suoi occhi si aprono, anche se le sue labbra tremano, anche se i suoi arti sono tesi in uno spasimo. Eluana non c’è più da sedici anni. E sedici anni sono un tempo infinitamente lungo se pensiamo che in sedici anni un bambino impara a camminare, impara a parlare, a leggere e a scrivere, poi diventa ragazzo, sviluppa e si affaccia alla vita. Mi chiedo allora chi sia l’omicida, se suo padre Beppe o se la società egoista che si appella a non so quale principio etico per mantenere in vita un corpo già da troppo tempo esanime. Considerate se questa è una donna: la sua è una non-vita, una vita passiva, assicurata da un clistere che regola le attività degli organi esecretori e da un tubo che le consente la respirazione: allora, parlereste ancora di dignità? In nome di cosa difendereste a tutti i costi questa vita? Pur rispettando il pensiero di ognuno di voi, invito tutti a far riposare in pace il corpo di questa ragazza. Invito tutti a lasciarlo andare, a morire definitivamente, e per sempre, anche se l’idea un po’ spaventa. Lasciatela riposare in pace. Lasciate andare Eluana.. per carità di Dio!
November 11 ~ niente. e così siaNovember 03 . tra nuvole e lenzuola ~
Somewhere over the rainbow bluebirds fly
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