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    October 28

    Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre

     

    Quando parlare diventa un obbligo, un dovere morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. Quando parlare è l’imperativo del momento. Ora più che mai: perché a scuola ci insegnano che la storia è fatta di corsi e ricorsi. E non si sbagliava Vico. E pensare che nemmeno conosceva le due guerre mondiali, nemmeno conosceva il terrorismo, nemmeno conosceva le rivoluzioni del ’68, quelle del G8, non esistevano i cortei di massa. Quando non c’eravamo nemmeno noi, quando non c’era nemmeno la nostra voce. E nemmeno il governo dei pagliacci, che succede a quello dei pagliacci, e che ancora, precede i nuovi pagliacci. Naso rosso, capelli finti (e mi pare proprio il caso di dirlo), tute colorate e giù a far ridere noi italiani. Sarà che però a noi italiani piace tanto la comicità che la vogliamo pure in Parlamento.

    Sarà anche che però qualcuno si sta svegliando dal torpore che ci ha intrappolato in questi anni. L’esasperazione è una brutta bestia, ma a quanto pare l’unico sprono che conosciamo. E sia pure, allora. Potranno tagliarci fondi, toglierci i soldi, addomesticare le masse, ma negarci il diritto alla parola, alla libertà di pensiero, questo no. Non possono. Anche se pare che stiano provando a levarcelo, pure quello. E allora, per questo Oriana Fallaci ci insegna che parlare è un dovere morale, un dovere della coscienza, della nostra coscienza. Una coscienza che sappia almeno, che non rimanga nelle tenebre, nel buio. Una coscienza informata: che sia d’accordo o meno con le manovre adottate dal nuovo governo, non importa. L’importante è sapere, è conoscere. È informarsi. Informarsi per formarsi, per formare il nostro futuro, la nostra sacrosanta vita che merita di essere vissuta degnamente.

    Dalla nostra parte abbiamo la consapevolezza storica che le rivoluzioni del popolo a poco servono. Con questa consapevolezza, e con la voglia di farci sentire dobbiamo incamminarci tutti insieme per non sbagliare ancora, per non fare solo gratuita violenza demagogica, per non cadere e inciampare uno sull’altro, per poi essere schiacciati tutti insieme, e tutti insieme svanire nel vuoto. Quando protesti, non importa quante botte prendi e quante ne dai, non importa quante molotov lanci e con quante centri il bersaglio, non importa a quante persone fai il picchetto: questa non è rivoluzione, non è protesta, ma è disordine e caos. Ed è tempo sprecato. Quando protesti l’unica cosa importante è la consapevolezza dei tuoi ideali, la determinazione nel marciare per spingerli avanti e innalzarli al di sopra della parte schifosa di questo mondo, anche se costa fatica, a volte.

    Non ripetiamo il ’68, non facciamo l’errore che già molti studenti hanno commesso, e ancora stanno commettendo. Noi siamo la pars costruens di questa società, a distruggerlo ci pensano già molti altri. Noi dobbiamo tracciare i lineamenti del futuro volto del nostro Paese. Perché è nostro, e ci stiamo dentro fino al collo.

    Sarebbero molte le cose che dovrebbero cambiare, forse troppe, così tante che bisognerebbe fare un salto indietro di molti anni, metter le lancette dell’orologio negli anni ’90 e impedire tutti gli errori commessi. Ma col senno del poi, siamo tutti bravi a parlare, è vero. Allora rimbocchiamoci le maniche: i giovani sono il futuro del paese. Noi siamo il futuro. Iniziamo a combattere per i nostri diritti, per esempio.

    .Io ho diritto allo studio.

     

     

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    October 23

    ~ Torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire.

     

    Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
    Passeggero:
    Almanacchi per l'anno nuovo?
    Venditore:
    Si signore.
    Passeggero:
    Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
    Venditore:
    Oh illustrissimo si, certo.
    Passeggero:
    Come quest'anno passato?
    Venditore:
    Più più assai.
    Passeggero:
    Come quello di là?
    Venditore:
    Più più, illustrissimo.
    Passeggero:
    Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
    Venditore:
    Signor no, non mi piacerebbe.
    Passeggero:
    Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
    Venditore:
    Saranno vent'anni, illustrissimo.
    Passeggero:
    A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
    Venditore: Io? non saprei.
    Passeggero:
    Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
    Venditore: No in verità, illustrissimo.
    Passeggero:
    E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
    Venditore:
    Cotesto si sa.
    Passeggero:
    Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
    Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
    Passeggero:
    Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
    Venditore: Cotesto non vorrei.
    Passeggero:
    Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
    Venditore: Lo credo cotesto.
    Passeggero:
    anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
    Venditore:
    Signor no davvero, non tornerei.
    Passeggero:
    Oh che vita vorreste voi dunque?
    Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
    Passeggero:
    Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
    Venditore:
    Appunto.
    Passeggero:
    Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
    Venditore: Speriamo.
    Passeggero:
    Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
    Venditore:
    Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
    Passeggero: Ecco trenta soldi.
    Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi

    G. Leopardi                     

     

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    October 20

    ~ canzone per me.

     
    Martina è una scommessa che si è persa da sé
    è una lacrima che si asciugherà da sé
    Martina è un aquilone che volare non sa
    ma di fiato per farlo di sicuro ne ha
    Martina tiene chiusi in mano i ricordi per sé
    come monete roventi, per pagare i suoi errori
    e non importano a lei, non importano i soldi
    però coi soldi, mi dice, ci può comprare i colori
    Martina che la riconosci da come cammina
    e quando vuole qualcosa, beh!
    sa essere molto carina
    è un’istintiva ma a volte si pente per quello che dice
    e in
    fondo agli occhi, per chi sa vederla,
    nasconde
    una luce
    e ha bisogno anche lei di volare
    ha bisogno anche lei di saper dove andare
    preferisce far finta di niente
    ma in fondo lo sa
    non vorrebbe mai guardarsi allo specchio ed
    ammettere che…
    Martina è una scommessa che si è persa da sé
    è una lacrima che mi si asciugherà da sé
    per lei che ha solo vent’anni passati
    ogni giorno un po’ a stento
    Martina è vent’anni vissuti come fossero cento
    Martina si è persa in un bosco in un bosco di libri
    ma gli esami, per chi è così bella, non finiscono mai
    come una ballerina che ballare non sa
    ma di fiato per farlo, di sicuro ne ha
    e ha bisogno anche lei di volare
    ha bisogno anche lei di saper come fare

    lei non sa dargli un nome, però un nome ce l’ha
    questa paura di guardarsi allo specchio ed
    ammettere che
    che
    ha bisogno anche lei di cambiare
    ha bisogno anche lei di saper come fare

    lei vorrebbe far finta di niente, ma in fondo lo sa
    e che
    ha paura di guardarsi allo specchio ed
    ammettere che
    che ha bisogno d’amore
     
     
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